Mattia è coordinatore nazionale della sezione breaking di Street is Culture, presentiamolo!

 

L’intervista a Mattia è quella che si può fare a una persona che l’ha ben chiara.

Un processo di approfondimento di una tematica che parte dai banchi di scuola e che si dirama negli anni nella capacità e la possibilità di poter entrare in contatto con le fonti più autorevoli di un movimento globale, quello del breaking.

Comincia guardando fuori dalla finestra della scuola Salesiana di Fossano, Cuneo, i treni che passano fiancheggiandone i muri, dove i suoi nonni hanno deciso di mandarlo per “raddrizzarlo” un poco.

I treni chiamano la sua attenzione per i graffiti che qualcuno un giorno ha deciso di imporre come un messaggio per risvegliare qualcosa, un desiderio di espressione, che Mattia riceve.  

E’ un ragazzo tranquillo che nel lontano 1999 passava il suo tempo a giocare ai videogiochi e a leggere, mentre non si è mai interessato al divertimento “sbandato” dei suoi coetanei, e comincia a condividere il suo interesse per i graffiti con Luca che viveva sotto casa sua e Mauro. Però la prima infusione con la cultura hip hop comincia con Igor che è già stagionato del tema e con lui condivide CD in quantità e conoscenze sui graffiti.

L’anno successivo durante la “Giornata dell’Arte”, una giornata per le scuole superiori durante la quale i ragazzi condividono le proprie passioni artistiche con dimostrazioni pubbliche, vede coi suoi amici Luca e Mauro un ragazzo fare breaking e dal giorno successivo nel tentativo di imitarlo, tirando una buona quantità di testate per terra.

Da quel momento cominciando a muoversi negli spazi in cui si incontrano le persone del breaking e a capire come funziona questa porzione di mondo entusiasmante di cui erano ignoranti e da cui erano ignorati però cominciando ad integrare un vocabolario, quello delle riviste, le videocassette e gli incontri le possibilità di scambio a tenere questo ruolo.

Ci sono due momenti che Mattia mi riporta molto speciali: l’acquisto di una videocassetta di “Battle of the Year 1996” dalla rivista “AL Magazine”  che guarda in compagnia dei suoi amici “tutto il giorno e tutti i giorni” ed il secondo è l’acquisto a Roma da parte di un amico della videocassetta di “Battle of the year 2000”. Tra una videocassetta e l’altra passano anni in cui il linguaggio e le mosse hanno evoluto ed è tutto un mondo nuovo da scoprire, che lui e i suoi amici hanno cominciato ad incorporare come stile di vita, a parte dai pregiudizi dei coetanei.

Infatti la prima volta che decidono di mostrarsi pubblicamente nel 2001, ballando per strada, lanciano loro monetine e non dimostrare il compiacimento dello spettacolo, se no come tentativo di colpirli.

Nel 2002 cambia completamente lo scenario dove cominciano a spostarsi nelle città vicine e a conoscere altri ragazzi ed il 2004 è l’anno di internet dove cominciano a conoscere gente da tutta Italia.

In questo anno partecipa alla sua prima battle con la crew degli Ormus Force (Sardegna), al “FreeStyle Session Italia” in Emilia Romagna, necessaria per qualificarsi ad un evento che si svolgerà in Inghilterra lo stesso anno. E’ il primo passo che lo porterà a conoscere la scena italiana tra i 17 e i 18 anni senza mai più fermarsi.

Nel 2006 compie il suo sogno, quello che pensava fosse il suo obiettivo finale, partecipare al “Battle of the Year” rappresentando l’Italia con gli Ormus Force ai finali mondiali a Braunschweig (Germania) nella Volkswagen Halle. Uno shock durante il quale comprende che arrivare lì e realizzare il proprio sogno non cambia nulla se non la necessità di approfondire e studiare il breaking per capirne le origini, quindi partire per l’America e scoprirle.

Con questa consapevolezza partecipa in Italia a molti eventi e battle e nel 2008 va a vivere a Roma vivendo un’esperienza che definisce gratificante e si migliora, però con l’obiettivo nel 2009 di partire per gli Stati Uniti.

Infatti nel 2009 vola a New York e si installa tra Manhattan ed il Bronx per sei mesi per capire al massimo la cultura Hip-Hop e del breaking e li conosce Abe della crew “Flexible Flav” (California, Sacramento) che lo ospita un mese a casa sua in California e si dedica a re-insegnargli il breaking, quello storico che prima non apprezzava e non comprendeva appieno, in un clima di fraternità. Diventa il suo primo vero mentore facendo qualcosa che non era assolutamente dovuto.

In quel periodo tutto cambia e decide di uscire dagli Ormus Force e di prendersi un periodo in solitaria ma il suo mentore  Abe dopo breve tempo gli chiedi di entrare a far parte della crew californiana in cui milita per un buon tempo collezionando grandi esperienze.

Il 2010 è l’anno in cui conosce altri due mentori che diventeranno per lui due punti di riferimento molto importanti e che ampliano la sua prospettiva sul breaking ulteriormente: Angelino della crew “Fighting Soul” di Torino di cui fanno parte anche Ricky, Beat One e Silvio, storici bboys italiani che gli fanno conoscere una visione diversa molto più “anni novanta” ed  underground dove l’importante è viversi il momento senza lo stress del contest o del costante giudizio altrui, concetto con cui aveva cominciato e che ha in seguito recuperato grazie agli insegnamenti proprio di Angelino che lo ha preso sotto la sua ala come un fratello minore.

E un altro mentore molto importante è Maurizio “The Next One”, uno dei pionieri della cultura Hip-Hop in italia ed uno dei massimi esponenti del breaking a livello mondiale che gli ha aperto nuovamente la mente sull’approccio a quest’arte, il rispetto e l’ammirazione di Mattia per questi tre mentori che lui definisce “Pilastri” è molto profondo e sa bene che ognuno di loro è un tassello importante della sua storia come bboy e persona.

Mattia attualmente vive di breaking insegnando in corsi privati o nelle scuole, facendo workshop, partecipando alle giurie nei finesettimana o ai battle rappresentando i “Fighting Soul” (Torino) ed i “Funk Warriors” (Bari), quest’ultima crew molto attiva a livelli nazionali ed internazionali, con cui ha allacciato un rapporto di fraternità e rispetto reciproco molto forte.

Gli chiedo a questo punto dell’intervista di come ha fatto a conoscere Magid, l’ideatore del progetto “Street is Culture”, e mi racconta che nel 2010 Magid aveva una marca di vestiti nominata “Complain” che ha chiamato per partecipare all’evento “Bboy Massacre Italia” organizzato ad Ostia (Roma). E poco tempo fa si è comunicato di nuovo per raccontargli del progetto e che gli sembra un’ottima idea modificare la percezione della strada come luogo di apprendimento e di scambio, un po’ come l’ha vissuta lui durante la sua infanzia e adolescenza che rappresenta un luogo sicuro e di spensieratezza. Vorrebbe vedere le strade più simili a come le ha vissuto lui e a installare contenuti nei giovani positivi e di crescita personale.

Ha deciso di entrare a far parte nel team di Street is Culture configurandosi come coordinatore nazionale di breaking in Italia data la sua grande esperienza nel campo.

Benvenuto.

 

 

Giulia Caccin

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