Le olimpiadi di Tokio 2020 per Analia Zacarias: attivismo sportivo, femminimismo e coaching

Analia ha 29 anni ed è sesta nel ranking mondiale di bmx femminile.  

Ci incontriamo nella sede dell’agenzia sportiva “Bliss Training”, di cui fa parte, a Posadas (Argentina) al quinto piano di un edificio che ha una vetrata sull’immenso bacino del fiume Paranà.

Comincia raccontandomi delle sue prossime date di gare per raccogliere i punti per partecipare ai Giochi Olimpici di Tokio 2020: Hiroshima (Giappone) a marzo, Montpellier  (Francia) a maggio, e in settembre Chengdu (Cina).

Ad agosto partecipa anche all’incontro Panamericano che si svolge a Lima (Perù) e per il quale si allenerà negli USA in una zona montuosa per abituarsi all’altura.

Il cambio climatico, il costante salire e scendere dagli aerei e partecipare alle competizioni negli Stati più industrializzati, e quindi con alte emissioni tossiche, le ha provocato una sinusite allergica.

Mi racconta che prima volta ad aver visto la BMX aveva 17 anni alla televisione agli X Games una domenica pomeriggio in famiglia e dichiara a tutti che quello sarebbe stato il suo prossimo sport. Il primo commento è stato, come molti a seguire: non ci sono ragazze che fanno questo sport. Compra la sua prima BMX al vicino di casa per l’equivalente di 15 Euro, una bici pesante, come tutte del genere a quei tempi, e comincia ad incontrarsi con altri quattro ragazzi del quartiere in piazza, a 10 km dal centro cittadino.

Un giorno il suo amico Mathias le dice che c’erano altri ragazzi che si allenavano nella piazza in centro, e così insieme cominciano, per diversi anni, a farsi una trentina di km al giorno per far muoversi al centro ed allenarsi.

A quel tempo non c’era internet e le informazioni arrivavano in forma cartacea oppure attraverso la televisione, e non si sapeva molto del mondo della BMX, dei tricks, etc. e Analia si sentiva un po’ la unica ragazza in mezzo ad un mondo di ragazzi. Però un giorno arriva il suo amico Leandro che le mostra una rivista di sport estremi dove un articolo parlava di una ragazza cilena che faceva BMX e che viveva a Buenos Aires.

Come molti ragazzi della sua età comincia a studiare all’università, un po’ per costume e un po’ per interesse, all’indirizzo di Turismo arrivando fino al terzo anno di studi, fintanto che non arriva il momento della scelta: gli studi o la carriera da atleta.

Decide così di scegliere la sua passione e di cominciare a dedicarsi completamente allo sport, così appoggiata dalla Federazione argentina di ciclismo, la FACPyR, e dal suo sponsor, la impresa di costruzioni Carlos Enrique può dedicarsi interamente agli allenamenti.

Gli allenamenti le occupano infatti gran parte della giornata, si allena tre volte al giorno, alla mattina presto camminando, al pomeriggio in palestra e allo skate park.

Mi racconta che è molto difficile trovare degli sponsor che ti sostengano come atleta, devi infatti essere un influencer con almeno 10000 followers su Instagram, questo almeno per quanto riguarda Redbull, Quicksilver o Vans, e di uno sport che sia di loro interesse. Inoltre essendo donna alle competizioni i premi, in termini di denaro, sono molto più ridotti, la proporzione in generale è di 6:1.

Le piacerebbe poter avere uno sponsor che le permetta di avere l’accesso a delle strutture più professionali e più sicure, infatti si sente abbastanza “battuta”, soprattutto dopo l’anno scorso alle mani, polsi, ginocchia, spalle, etc. e quelle che si trovano nella sua città che sono di livello basico e senza protezioni, dove è più facile farsi male e non può provare i tricks che farebbe nelle gare.

La famiglia, comunque, l’ha sempre appoggiata, e la continua ad appoggiare, infatti la prima competizione la vede a San Paolo (Brasile) dove raggiunge il secondo posto, poi Rosario (Argentina), Punta Arenas (Cile) e nel 2014 per la prima volta prende un volo per il vecchio continente con direzione Germania ai Masters Worlds dove si classifica al terzo posto.

Mi racconta l’emozione e il sacrificio di salire su questo aereo fatto di: tre anni di risparmi di lavoro come commessa e la vendita della moto. Dopo un mese in Europa torna in Argentina dove focalizzata sull’obiettivo continua ad allenarsi.

Nel 2016 va ad allenarsi in California (USA) e come spesso si vede anche nei film gli skateparks sono ovunque e ne rimane affascinata dalla quantità e della qualità di parchi dove poter allenarsi nelle discipline “Street”.

E’ una delle persone che sta decodificando le discipline street, togliendo lo stigma del passato e concretando il suo sogno dichiarato alla fine delle scuole superiori: fare la sportiva di BMX.

Le domando come si sente essendo rappresentante femminile ai Giochi Olimpici nella prima volta nella storia che si include il BMX insieme allo skateboarding e il surf e lei mi risponde che cerca di non pensarci perché è una responsabilità molto grande e rappresentare la propria nazione è estremamente emozionante. Quindi cerca di concentrarsi sul momento attraverso esercizi di visualizzazione, respirazione, rilassamento che la aiutano ad essere sicura, focalizzata e grazie anche all’accompagnamento dell’insegnante di coaching Sol Julia.

Le parlo del progetto di “Street is Culture” e lei ne è affascinata perchè riassume quel che per lei ha valore lo sport, ovvero un ottimo canale per trasmettere valori: la comunicazione non violenta, il compagnerismo, il rispetto, il saper vincere e perdere, e che è un progetto che si potrebbe implementare in distinta scala in tutto il mondo ed in diversi contesti.

La varietà della proposta è anche molto interessante perché non necessariamente una persona deve avere una predisposizione fisica, ma artistica può dedicarsi ai graffiti. Quindi la amplia offerta è un ottimo compromesso per poter sviluppare diversi tipi di talenti, e includere le minoranze della subcultura delle arti urbane, e ridurre quindi la frustrazione  di molti giovani incompresi.

Lo sviluppo umano è la tematica che più le interessa, infatti prima dei Giochi Olimpici partecipa all’Accademia Olimpica, un incontro dove a parte di sport si parla di sviluppo umano. In un futuro non troppo infatti le piacerebbe essere lei la formatrice e allenatrice che fomenta il buono che c’è nelle persone, invogliando loro a trovare un indirizzo nella propria vita attraverso le discipline urbane.

Quindi una persona che incorpora valori e che trasmette un potere positivo e creativo sulla realtà e che vedremo l’anno prossimo sugli schermi portando la bandiera della nazione argentina.

Giulia Caccin

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